Carcere

L’inizio della nostra collaborazione con la Casa Circondariale di Bergamo risale al 2006, con un piccolo progetto pilota nella sezione dell’Alta Sicurezza, poi cresciuto allo scopo di coinvolgere sempre più persone. In un panorama culturale che vede i fratelli Taviani e Matteo Garrone premiati per progetti legati al carcere, la GAMeC è fiera di essere presente da ben sette anni nel Carcere di Bergamo: lì i nostri educatori hanno portato virtualmente le opere esposte in GAMeC, per dare il via a riflessioni e laboratori creativi. Al termine di ogni percorso, le immagini, i testi, i video o le installazioni creati in carcere escono dalle mura e dalle sbarre e trovano spazio in una mostra per dialogare con il territorio e – tramite la pubblicazione sul sito internet del museo – varcarne le frontiere.


All'interno di questa sezione è possibile visionare la documentazione relativa all’intero progetto, anno dopo anno, stampare il depliant GAMeC GATE, dedicato a questa importante esperienza e scaricare il catalogo GATE. Le porte dell’arte (2012).

 

Mostra: GATE - Le porte dell'arte

Con la mostra “GATE. Le porte dell’Arte” i Servizi Educativi della GAMeC desiderano condividere con i protagonisti del progetto e con la Città un percorso di ampio respiro, realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Comunità Bergamasca. Il titolo stesso parte dalla parola “gate”, varco, porta, cancello, barriera, sì, ma barriera mobile, nata per essere attraversata, per creare un contatto tra due luoghi, andando ad aprire laddove molti sembrano chiudere.

Il viaggio che vi invitiamo a ripercorrere con noi ha coinvolto, in questa occasione, due fronti: quello della disabilità e quello della reclusione, mettendo in dialogo con le Collezioni Permanenti e con le mostre Il Bel Paese dell’Arte e Arte Povera in città la Casa Circondariale di Bergamo, l’ITCTS Vittorio Emanuele II, le Cooperative Itaca e Namastè e l’Associazione Italiana Persone Down. Se un museo è un “gate”, è un varco che apre a un viaggio nella cultura, portando inevitabilmente a riscoprirsi, a crescere attraverso la curiosità, la meraviglia, lo spiazzamento, la mostra, l’esposizione delle opere è il mezzo attraverso il quale questa esperienza si realizza. 

I varchi aperti hanno reso sempre più praticabili delle rotte che la GAMeC percorre da molti anni: quelle dell’accessibilità e dell’importanza della valenza inclusiva del dialogo con l’arte. 

Le associazioni che hanno condiviso con noi questa iniziativa sono state selezionate in base alla serietà e all’attenzione del loro operato, alla preparazione del loro staff, alla condivisione dell’idea di fondo che lo spazio del Museo possa diventare luogo di relazioni e di crescita, opportunità formativa per gli educatori e laboratorio permanente di creatività per gli utenti. In un panorama culturale che vede i fratelli Taviani e Matteo Garrone premiati per progetti legati al carcere, la GAMeC è fiera di essere presente da ben sei anni nella Casa Circondariale, luogo che rappresenta altri cittadini per i quali l’accessibilità all’arte non è materialmente praticabile, ma non per questo è meno importante, meno cercata; lì i nostri educatori hanno portato virtualmente le opere esposte in GAMeC, per dare il via a una riflessione che è stata condivisa, dall’altra parte delle mura, dalla classe IVA dell’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II di Bergamo, per il secondo anno partner dell’iniziativa. 

 

Le rotte del progetto del 2011-2012 sono state di andata, incontro e ritorno: visitare le mostre, confrontarsi sulle opere, ha fatto nascere dei pensieri e delle riflessioni che si sono incarnate in elaborati, in forme visibili, prendendo la strada del Museo, dove ora sono esposti in una piccola esposizione. Non sarà questo però il punto d’arrivo, perché la GAMeC si farà “gate” per mettere in comunicazione la Città con quanto fatto, e, attraverso la pubblicazione di questo catalogo, farà viaggiare l’esperienza vissuta nelle comunità, nelle famiglie, nelle celle, nelle aule, nelle mani degli studenti, condividendola con i musei dell’associazione AMACI e i professionisti attivi nel campo dell’accessibilità e delle politiche culturali di inclusione sociale, affinché alcuni gate non si chiudano più.

 

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