ART FELLOWSHIP: Arrestare il tempo. Strumenti di decifrazione del presente.

1 Aprile 2014 - 4:52pm to 30 Aprile 2014 - 4:52pm

 

aprile 2014

Progetto a cura dei Servizi Educativi della GAMeC
Workshop a cura di Rita Ceresoli, Educatrice museale GAMeC.

In collegamento con il Prof. Fabio Cleto, Dipartimento di Lingue, letterature straniere e comunicazione, Università degli Studi di Bergamo
Corsisti: Alberto Belussi, Federica Bosisio, Marco Boventi, Alessandro Brena, Federica Cattaneo Ponzoni, Cinzia Gualandris, Cristina Magoni,  MartaMorzenti, Veronica Nembrini, Valentina Ornaghi, Deborah Pilatti, Vanessa Pitosi, Gianluca Ravanelli, Laura Violani, Giuseppe Vitano,Irene Petra Zani

Durata: 8 ore

L’idea con cui è nato il corso è stata quella di lavorare con macchine fotografiche usa e getta: strumento oggi caduto in disuso, con cui fermare il tempo e catturare l’istante ma che, per limite tecnico-strutturale – non essendo uno strumento digitale – costringono l’operatore a movimenti entro un numero limitato di scatti, che pertanto dovranno essere pensati, scelti, centellinati.
Il tempo, dunque, a un certo punto, si è fermato per forza di cose.
Dopo l’introduzione al tema, avvenuta in museo in occasione del primo incontro, durante la visita guidata corrispondente al secondo incontro è stata consegnata a ogni partecipante una macchina fotografica usa e getta.
Il lavoro con la macchina fotografica è iniziato proprio negli spazi del museo per fotografare se stessi – i selfie sono oggi un’abitudine comune e frequente –, le opere, se stessi con le opere, gli altri partecipanti, i visitatori, gli studenti in università, dettagli architettonici, momenti di vita sociale in università, pagine di libri o di appunti significative in una tale data, ora o giorno.
Grazie alla fotografia, è stato fermato il tempo proprio e altrui, così da farne scaturire una catena fotografica potenzialmente infinita.
Il risultato è stato, dunque, un documentario collettivo “mobile”, pensato come lavoro individuale e relazionale al tempo stesso.
Il lavoro individuale di ciascun partecipante si è trasformato, a terra, in una sorta di assemblaggio alternativo alla pellicola e in qualche modo “cinetico”, che potrà essere sottoposto a narrazione, verbalizzazione, intrecci, arricchimenti (Marisaldi).