ART FELLOWSHIP: ARTE PROSSIMA

1 Novembre 2012 (All day) to 21 Dicembre 2012 (All day)

Progetto a cura dei Servizi Educativi della GAMeC
Workshop a cura di Almir San Martin, Mediatore museale GAMeC

in collaborazione con il prof. Ivo Lizzola, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Bergamo. 
Corsisti: Roberta Baretti, Federica Bertoli, Ilaria Bonadei, Tiziana Bosio, Isabel Cabianca, Veronica Carrara, Giorgia Cugini, Alessia Fasolo, Maria Luisa Fumagalli, Oriele Giudici, Simone Lanfranchi, Chiara Meni, Simone Pagani, Marco Paruta, Serena Persico, Serena Piavani, Giulia Ricci, Giorgia Stefani, Carlotta Zanello, Valentina Zurletti. 

Durata: 6 ore, nei mesi di novembre e dicembre 2012

Il laboratorio ha esplorato le tematiche di disabilità, marginalità, prossimità attraverso l’arte contemporanea, osservatorio privilegiato di riflessione su questi punti di attenzione.
L’attività è stata suddivisa in tre incontri, nella prima fase sono state illustrate delle opere presenti nella Collezione Permanente del museo, le quali hanno formato un valido supporto per affrontare i temi della fragilità e della prossimità. Nella seconda fase c’è stato un momento di riflessione sulle modalità di rielaborazione, in prima persona, di quanto è stato affrontato nel primo intervento. I corsisti divisi in gruppi hanno dovuto creare una situazione di fragilità e l’hanno documentata attraverso mezzo video e/o fotografico. Nell’ultima fase i diversi gruppi hanno condiviso e discusso con gli altri il proprio lavoro.
Il laboratorio è nato in collaborazione con il prof. Lizzola e gli studenti del corso di Pedagogia Sociale.
Il primo incontro si è svolto in una sala della Collezione Permanente del museo, dove i corsisti sono stati accolti e fatti sedere in cerchio. Al centro della sala c’era l’educatore su una scala, travestito da tecnico dell’impianto luci (non si era ancora presentato ai ragazzi), il quale ha fatto finta di cadere e di farsi male, in modo da vedere le diverse reazioni dei corsisti davanti ad un evento di fragilità. Questo tipo di azione è stato ripreso dal teatro invisibile di Augusto Boal. L’educatore, attraverso questa azione, ha messo subito in discussione il senso civico e di solidarietà dei corsisti i quali saranno i futuri operatori sociali e dovranno quindi avere una particolare sensibilità verso il prossimo. Una volta risolta l’azione, colo soccorso prestato da alcuni corsisti solleciti, Almir è uscito di scena ed è rientrato presentandosi come l’educatore del corso.

Tutta la scena è stata registrata da una video camera; l’educatore ha deciso poi di far vedere la registrazione ai corsisti i quali così hanno potuto ragionare sul comportamento che hanno tenuto. Da qui è nata una riflessione sul senso civico, sul come comportarsi con  l’altro, sulla solidarietà e sui comportamenti ritenuti giusti nella teoria, ma che molto spesso non vengono messi in atto nella realtà.
Nel secondo incontro i corsisti sono stati invitati a dividersi a gruppi, l’educatore ha proposto loro di creare una scena di disagio sociale nella realtà della città (sull’esempio di quello che ha fatto lui nel primo incontro), e di registrare il tutto in modo da vedere le reazioni delle persone.
Da questo invito sono nati tre gruppi; il primo ha simulato gli spostamenti di una persona sulla sedia a rotelle, rendendosi conto delle infinite barriere architettoniche presenti in città, il secondo ha contattato una ragazza cieca dalla nascita, ne ha seguito gli spostamenti in città e ha registrato la sua testimonianza, il terzo gruppo ha intervistato tre persone che hanno trascorso un periodo in comunità psichiatriche, hanno parlato soprattutto del difficile reinserimento nella società e della diffidenza degli altri verso di loro. 
Durante il terzo e ultimo incontro ogni gruppo ha mostrato il proprio lavoro e ne sono stati discussi i contenuti.