ART FELLOWSHIP: E' Così. Il mondo lo voglio così. Politica, Società e Cultura

1 Maggio 2013 (All day) to 30 Giugno 2013 (All day)

Progetto a cura dei Servizi Educativi della GAMeC
Workshop a cura di Jovica Momcilovic, Mediatore museale GAMeC

In collaborazione con il prof. Mauro Cavallone, Dipartimento di Scienze aziendali, economiche e metodi quantitativi, affidamento dell’Area didattica di Lingue, letterature straniere e comunicazione, Università degli Studi di Bergamo.

Corsisti: Viola Bonaldi, Valentina De Vittorio, Silvia Gianola, Claudia Messina, Giulia Morandi, Laura Saudelli, Serena Tagliabue, Matteo Zanini. 

Durata: 8 ore, nei mesi di maggio  e giugno 2013

Il laboratorio ha esplorato attraverso uno stringente confronto con l’arte (dalla Collezione Permanente alla mostra Pop, Realismi e Politica) le dinamiche della società contemporanea, incoraggiando gli studenti a mettersi in gioco nel ripensare alla comunicazione non come semplice trasmissione di informazioni ma come strategico vettore propositivo della propria visione del mondo. 
L’attività è nata da una progettazione condivisa con il prof. Mauro Cavallone, Dipartimento di Scienze aziendali, economiche e metodi quantitativi, affidamento dell’Area didattica di Lingue, letterature straniere e comunicazione, Università degli Studi di Bergamo.
Il laboratorio si è articolato in quattro incontri, della durata di 2 ore ciascuno.

Descrizione
Durante il primo incontro è stata visitata la collezione permanente del museo dove i corsisti sono stati invitati a scegliere un’opera e a scrivere su un foglio un pensiero, un messaggio da comunicare agli altri.
Durante l’incontro successivo è stata consegnata ai corsisti una descrizione dell’opera scelta, elaborata per il progetto intitolato “Che quadro sei?”, descrizione che è servita a far capire loro come un’opera d’arte possa parlare di noi stessi e di come siamo.
L’educatore ha raccontato di sé della sua vita sotto la dittatura di Tito nella ex-Jugoslavia, per far capire come ognuno di noi sia il risultato di una storia e di un passato ben preciso.
Ha chiesto poi di abbandonare ogni pregiudizio sul concetto di verità, di spazio e di tempo: la verità è relativa (non esiste una sola verità), così come la distanza, che può essere facilmente annullata e il tempo, che ha senso solo nel momento presente, come attimo che non tornerà mai più. Viene poi dimostrato con un esempio come tutto può cambiare a seconda del punto di vista: se si osservano i Grandi Amanti di Manzù da vicino, si vedono effettivamente due innamorati che si abbracciano; se invece si guardano da lontano, da un’altra angolazione, le pieghe del vestito della donna sembrano la cresta di un mostro, l’uomo, che cerca di divorare più che di abbracciare la fanciulla. 

Partendo dal racconto della nascita  della collezione dell’Accademia Carrara è iniziato il percorso attraverso la storia dell’arte: l’educatore ha mostrato riproduzioni di opere di Lorenzo Monaco, Mantegna, Cosmè Tura, Leonardo, Lotto, Caravaggio, Moroni, Fra’ Galgario, Pellizza da Volpedo. 
Ha affrontato i principali movimenti artistici e le avanguardie parlando dell’Impressionismo, del Cubismo, dell’Astrattismo, del Futurismo, della Metafisica.
L’educatore non si è limitato ad informare, bensì ha stimolato la riflessione chiedendo ai corsisti quale sia l’opera d’arte che è piaciuta di più e che li ha rappresentati maggiormente in quel momento, li ha invitati quindi a portarne una riproduzione fotografica nell'ultimo incontro.  
Il viaggio è continuato nelle sale della mostra Pop, Realismi e Politica: Brasile e Argentina anni ’60, dove davanti all’opera di C. Meireles, Inserções em Circuitos Ideológicos: Projeto Coca-cola, l’educatore ha introdotto il tema della Pop Art.
L’opera di Meireles e le opere di altri artisti hanno dimostrato come ciò che è importante nell’Arte Contemporanea sia  il concetto. 

Durante il terzo incontro è stato affrontato il tema del ritratto che, secondo l’artista Lucian Freud, “deve stupire, deve disturbare, deve sedurre, convincere ed essere credibile”. Il ritratto non deve per forza essere somigliante fisicamente al modello, bensì deve esprimere e comunicare qualcosa di significativo, come ad esempio il Ritratto della Signora Busoni di Boccioni o  l’ Autoritratto con orecchio bendato di Van Gogh.
L’educatore ha chiesto ai corsisti di produrre durante la settimana successiva un proprio autoritratto, il più possibile autentico e vero, che rispecchi l’idea che hanno di loro stessi in quel preciso momento della loro vita. Hanno avuto così l’occasione di fare qualcosa per loro che rimarrà nel tempo, l’espressione di un momento unico, che non tornerà mai più.
Per far comprendere l’importanza delle emozioni del singolo, l’educatore ha fatto sedere in cerchio i corsisti e ha fatto vivere un’esperienza di tipo performativo, ispirata al Metodo Stanislavskij: dopo essersi messi a coppie, ognuno di loro ha raccontato al compagno una storia  che possa parlare o meno del proprio vissuto per poi ascoltare la sua. Una volta terminati i racconti, ognuno ha raccontato a tutti la storia del compagno, cercando di farla rivivere attraverso le proprie parole, questo lavoro ha creato un filo invisibile fra l’uno e l’altro. 
Per concludere quest’esperienza, l’educatore ha letto il racconto Uccelli senza ali, scritto con un gruppo di detenuti della sezione dell’alta sicurezza, della Casa Circondariale di Bergamo. 
Per l’incontro successivo i corsisti hanno portato i loro ritratti, otto produzioni completamente diverse tra loro, ognuna con una sua specificità. Ognuno ha poi sovrapposto al proprio autoritratto la riproduzione fotografica del quadro da lui scelto all'inizio del corso, dando vita ad accostamenti interessanti ed inediti. 

Viene anche svelato il significato del foglio di carta sul quale, durante il primo incontro, gli studenti hanno scritto una frase per loro importante, l’educatore ha mescolato i fogli e ha invitato i corsisti a prenderne uno a caso. Poi li ha fatti accartocciare, ispirandosi all'artista Martin Creed, Work n° 2931/10, 2003. Anche gli studenti hanno creato la loro opera appallottolando il foglio e hanno potuto scegliere se aprirlo e  leggere il messaggio, oppure tenerlo chiuso e portarlo sempre con sé; attraverso quel foglio è avvenuto uno scambio,  una comunicazione. 
L’ultima parte del workshop è stata dedicata all'elaborazione di un video a partire dal testo di una canzoncina per bambini, intitolata Emergenza su nel bosco, scritta dall'educatore insieme ad un gruppo di detenuti. I corsisti sono stati invitati a recitare una parte della canzone, il tutto è stato registrato da una telecamera,  il video stesso sarà un dono da lasciare alle generazioni successive come testimonianza di un momento che non sarà più completamente rivivibile. 

Dopo questo percorso sull'analisi delle opere, di sé e dell’altro, e una breve spiegazione sul funzionamento dei musei italiani, l’educatore ha chiesto come ultimo lavoro una breve relazione su come dovrebbe essere il museo ideale.

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