ART FELLOWSHIP: Non ho parole

1 Maggio 2014 - 10:00am to 31 Maggio 2014 - 7:00pm

 

ART FELLOWSHIP: NON HO PAROLE

maggio 2014

Progetto a cura dei Servizi Educativi della GAMeC
Workshop a cura di Daniela Di Gennaro, Educatrice Museale GAMeC.

In collegamento con la Prof.ssa Sonia Maffei, Dipartimento di Lettere e Filosofia, affidamento dell’Area didattica di scienze umane e sociali, Università degli Studi di Bergamo
Corsisti: 20 partecipanti
Durata: 6 ore


Il corso è stato un momento di formazione per futuri insegnanti ed educatori, volto alla sperimentazione di modi di comunicare alternativi alla parola. L’uomo non è solo suono, ma anche emozione, espressione e gesto che non sempre riesce a comunicare con la sola parola: ha necessità di sviluppare altre forme di comunicazione. L’arte è certamente il mezzo che meglio ci permette di comunicare se stessi, perché in grado di coinvolgere e far esprimere la totalità dell’essere.
L’obiettivo dei primi incontri è stato quello di far conoscere e mettere in relazione i partecipanti attraverso la condivisione della paura, considerata in senso positivo come fonte di stimolo, tramite cui è possibile crescere e formare la personalità di ciascuno.
L’attività è stata introdotta dalla visione e descrizione di mostri (l’essere mostruoso che ci terrorizza può anche essere percepito come uno specchio che riflette e ci permette di vedere meglio e comprendere le nostre paure e tensioni) più o meno spaventosi realizzati da artisti moderni e contemporanei. Due di queste opere fanno parte della Collezione permanente della GAMeC: Passeggiatrice in riva al mare di Alberto Savinio e St. Islimaels I di Graham Sutherland.
Successivamente sono stati presi in considerazione mostri affetti da malanni, perché sdrammatizzando ansie e paure queste vengono esorcizzate.
Il percorso ha previsto anche un momento di paura dove, al buio, ai partecipanti distesi a terra, sono stati fatti ascoltare dei suoni potenzialmente paurosi, l’obiettivo era quello di far emergere il mostro interiore e visualizzarlo con un’immagine. Su un’apposita scheda il “mostro” è stato disegnato affetto da qualche improbabile malattia e poi realizzato tridimensionalmente col pongo.Ogni partecipante aveva il compito creativo di disegnare e trovare la cura del mostro di un altro (l’immagine della malattia è stata incollata e la cura creata inserita in una scatolina simile a quelle dei farmaci) e la rappresentazione col pongo è stata distrutta.
L’esperienza di parte del secondo e terzo incontro ha riguardato la creazione di un alfabeto di immagini non convenzionali partendo dall’alfabeto noto a tutti, fino ad arrivare alla creazione di un alfabeto simbolico: su un foglio è stata creata una griglia in cui ogni quadrato corrispondesse a una lettera dell’alfabeto.  Ad alta voce e a occhi chiusi, ogni partecipante ha pronunciato una lettera dell’alfabeto usando più varianti possibili (volume, velocità, frequenza, ritmo), in base a ciò che il suono ha evocato ogni partecipante ha associato a ogni lettera un simbolo che è stato disegnato nei vari riquadri. Al termine della creazione dell’alfabeto simbolico ciascuno ha colorato le lettere del proprio nome e cognome, successivamente ha realizzato un paesaggio surreale  rappresentativo di sé utilizzando gli stessi simboli.
 

 

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