#VOLTORABBIASTRADA – Quarto incontro

3 Febbraio 2015 - 11:55am

Valtrighe, 3 febbraio 2015

Ore 20.30, eravamo in 30 persone. 
Sulla scia dell’incontro precedente abbiamo iniziato interrogandoci, utilizzando la metodologia del brain storming, sul concetto di strada.
“…tragitto infinito, viaggio, in salita e tortuosa, acciottolata, fatica, cammino, percorso, carriera, successo, punto di partenza, arrivo, territorio comune, incroci e difficoltà, incontri, colori e abitudini…”. 
Riflettendo sulle parole di Walter Benjamin, riportate da F. Careri nel suo testo “Walkscapes”, del 2006, siamo giunti alla conclusione che dobbiamo imparare ad avere un rapporto con la città più immaginifico.
1° esercizio dinamico-creativo della serata: ogni partecipante è stato invitato a mettersi in ascolto, camminando nello spazio del salone del centro parrocchiale, provvisti di un foglio e di una matita, in modo da poter appuntare, mediante una parola o un disegno, una sensazione o un pensiero; nel frattempo il cammino era accompagnato da dei suoni: ambulanza, traffico, marcia; ad ogni segnale di STOP ci si girava verso lo schermo dove la conduttrice ci ha proiettato delle immagini di opere d’arte contemporanea senza didascalie, si deve guardare prima di leggere.

Il momento, successivo, è stato di condivisione. 
Ripercorrendo a ritroso il “viaggio”, Rita ci ha narrato le immagini proposte, che ci hanno provocato sensazioni, in alcuni casi di ansia, parlandoci del percorso di ricerca dei vari artisti.
“Gli ultimi zingari di Ponticelli” di Santiago Sierra, in queste immagini c’è tutto: VOLTO RABBIA STRADA. Le foto dei denti furono poste in spazi pubblicitari lungo le strade, con l’intento di colpire i passanti.
L’opera d’arte consegna a chi la guarda uno stimolo, come è avvenuto per noi durante gli incontri tematici che hanno preceduto – preparandoci - l’incontro con Paolo, l’artista che ci accompagnerà nella seconda metà del percorso.
La serata procede con le opere di due walking artist come Fulton e Long, due rappresentanti massimi della Land Art, entrambi utilizzano la mappa come strumento espressivo. I due artisti inglesi percorrono due strade che rispecchiano il loro diverso utilizzo del corpo: per Fulton il corpo è unicamente uno strumento percettivo, invece per Long è uno strumento di disegno.
Qual è il nostro spazio su cui intervenire?
Tecla ha risposto al quesito: “Le presenze e il vissuto modificano i luoghi”.
2° attività dinamico-creativa della serata: la costruzione di un cerchio, di cartoncino, rivestito di carta stagnola su cui è stato impresso-inciso un segno con un bastoncino di legno. 
Il manufatto è stato successivamente collocato nello spazio circostante la valigia di Rita.
L’ultimo stimolo artistico della serata è stato “Mappamondo”, del 2009 di Alice Guareschi: un mappamondo azzerato per andare a ridisegnare un mondo nuovo. Adesso è il nostro turno.

Grazie a tutti!

Resoconto a cura di Claudia Sisti

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