#VOLTORABBIASTRADA – Terzo incontro

20 Gennaio 2015 - 12:01pm

Mapello, 20 gennaio 2015.

Questo è stato il secondo incontro tematico curato da Rita, quello dedicato al vocabolo “rabbia”. Eravamo nello stesso luogo dove avvenne la serata n. 0 ossia la serata della Presentazione del progetto‪#‎voltorabbiastrada.
Ci siamo riappropriati del nostro taccuino, che riconsegniamo al termine di ogni serata.
Abbiamo riflettuto, tutti e 42 insieme, ad alta voce, a catena…un’immagine trascinava l’altra. C’è stata una tempesta d’idee sul concetto “rabbia”: dolore, pentimento, rami secchi e spinosi, nervoso pianto, buio, rabbia in positivo, la rabbia s’incrocia, separazione, eclissi solare, fiato corto, urlo, negatività, ingiustizia, mancanza di controllo.
La serata si è rivelata da subito molto intensa, a tratti tosta. Il primo stimolo artistico propostoci da Rita è stato “Urlo” di E. Munch del 1894, partendo dalla lettura di uno scritto dell’autore stesso in cui descrive le suggestioni del quadro: un senso d’angoscia estremo. Quest’icona famosissima, rappresenta un uomo universale, l’individuo è evocato, il suo viso si sta astraendo. Nessuno sembra udire questo grido silenzioso.
Tornando indietro nel tempo, nel 1770 circa, incontriamo le opere di Franz Xaver Messerschmidt, tra cui “The yawner”. L’artista viene definito dai critici contemporaneo per il suo modo di rappresentare volti connotati da una forte fisicità. 
Ma torniamo ai giorni nostri con Pietro Manzoni, artista concettuale, che con le sue opere provocatorie voleva farci riflette su cos’è un’opera d’arte e sul mercato dell’arte. Rita ci propone “Fiato”, 1960. Abbiamo dato corpo al nostro grido silenzioso. Creando metafore e simboli, donando forma e giocando sulle nostre emozioni.
Negli anni 2000 Silvia Levenson (artista argentina) crea opere d’arte in vetro e spesso con la presenza di chiodi; ha rappresentato indumenti legati all’infanzia e oggetti legati al mondo femminile. La scelta dei materiali sottolinea violentemente la fragilità dei bambini o delle donne a cui spesso si chiede l’impossibile: “Tutte al mare”, 2001. Altri artisti hanno dato forma, con modalità differenti alle emozioni: Davide Mosconi in “Autoritratto bucato #3”, 2000, Arnulf Rainer, “Braids”, 1966, Gilberto Zorio, “Odio”,1973. 
Cambia l’opera e il segno, di-segnare la rabbia, de-scrivo la rabbia …
Per concludere la serata siamo stati invitati a riflettere davanti all’immagine dell’installazione datata 1966 di Silvia Levenson Piovono coltelli, coltelli di vetro, ben 60, sospesi sopra delle piccole casette su una distesa verde. I coltelli sono molto più grandi delle casette.
La reazione a questa provocazione? Cosa poter rispondere a alla rabbia?
I palloncini gonfiati sopra la rappresentazione della rabbia possono essere una risposta sufficientemente buona?

Grazie a tutti!

Report a cura di Claudia Sisti

Other images:

Altre immagini: