Jesus Rafael Soto. Visione in movimento

13 Ottobre 2006 (All day) to 25 Febbraio 2007 (All day)
— A cura di: Tatiana Cuevas e Paola Santoscoy

Da ottobre 2006 a febbraio 2007 la GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la mostra personale Jesús Rafael Soto. Visione in movimento, a cura di Tatiana Cuevas e Paola Santoscoy, e organizzata in collaborazione con la Fondación PROA. Prima di arrivare in Italia la personale è stata aperta al pubblico al Museo Tamayo Arte Contemporáneo di Città del Messico e alla Fondación PROA di Buenos Aires. Dedicata all'importante artista venezuelano recentemente scomparso, considerato uno dei grandi esponenti dell'arte cinetica - movimento artistico della metà del XX secolo che pone al centro della sua ricerca il movimento, reale o virtuale, creato a partire dagli effetti ottici, dal moto dello spettatore o dal movimento reale dell'opera – la mostra presenta un'importante selezione di ventisette opere, dai primi lavori degli anni cinquanta fino all'opera Penetrable Azul del 1999.
Il percorso espositivo delinea gli sviluppi della ricerca artistica sul movimento che condusse Soto a trasformare la superficie piana dell'opera in spazio tridimensionale e ad ampliare le possibilità di interazione dello spettatore con l'opera fino a farlo divenire parte integrante.
L'interesse di Soto sul movimento non si concentra sui modi di attribuire un moto all'opera ma come suscitare un effetto ottico di spostamento nella percezione dello spettatore determinato dall'interazione tra forme, colori e spazio. Nei primi lavori l'artista ottiene questo effetto attraverso la ripetizione e la sovrapposizione di elementi bidimensionali; come si può vedere in Sotomagie, 1967 - composta da undici serigrafie e assemblages e rappresentativa delle sue ricerche degli anni '50 –, Soto lavorò con la ripetizione di piani al di sopra della superficie pittorica in modo da suggerire una schematizzazione del movimento. Divenne in seguito evidente che per ottenere il movimento era necessario introdurre lo spazio reale nell'opera, quindi iniziò ad utilizzare lamine di plexiglas per creare trame geometriche in grado di attivarsi con lo spostamento dello spettatore.
Nei lavori successivi Soto introdusse il colore per generare spazi illusori attraverso il contrasto tra superfici monocromatiche; questo accostamento crea l'illusione di uno sfalsamento di piano con alcuni elementi che avanzano verso lo spettatore mentre altri retrocedono. Queste ambiguità visive si arricchirono con la presenza di fili metallici e barre sospese e, in un momento successivo, con linee fluttuanti nell'aria – poi chiamati writings – che vibrano in relazione con le trame che fanno da sfondo.
Il fascino sprigionato dall'energia generata dall'accostamento di campi cromatici condusse Soto a trovare il modo di introdursi in esso, di estenderlo nello spazio fino ad avvolgere lo spettatore. Cominciò a moltiplicare il numero di aste e fili di nylon che non solo coprivano lo spazio fisico ma ne evidenziavano la densità e al contempo lo dissolvevano attraverso gli effetti luminosi provocati dal movimento tra gli elementi. Creò, così, verso la fine degli anni sessanta i primi Penetrables, opere in cui il pubblico si può muovere all'interno di un monocromo espanso.
Questi lavori proseguirono, anche se non conclusero, le ricerche iniziate circa vent'anni prima. Soto in realtà non considerò mai l'ipotesi di ritenere il problema risolto in maniera definitiva; nell'arco di circa cinque decenni di attività artistica ritoccò liberamente i temi iniziali della sua ricerca incorporando, di volta in volta, nuove alternative a "una ricerca in movimento".