Mario Finazzi. Fotografie

6 Aprile 2006 (All day) to 6 Agosto 2006 (All day)
— A cura di: M. Cristina Rodeschini e Italo Zannier

La GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta dal 6 aprile al 16 luglio 2006 una mostra personale dedicata a Mario Finazzi, importante esponente della fotografia italiana del dopoguerra.

La mostra - a cura di Maria Cristina Rodeschini Galati (Direttore d'Istituto della GAMeC) e Italo Zannier (storico della fotografia) - presenta al pubblico circa un centinaio di opere fotografiche e documenti inediti di Finazzi, conservati nell'Archivio Fotografico di Mario Finazzi, che il museo ha acquisito in comodato nel 2003. Si tratta di uno dei pochi archivi fotografici d'autore italiani intatti nei significativi materiali che lo compongono – circa 1500 negativi, 900 positivi e 800 diapositive - databili dagli inizi degli anni trenta fino agli anni sessanta, una produzione fotografica che culmina nel periodo del dopoguerra. Tra i materiali conservati nell'Archivio si trovano anche i risultati dell'attività di ricerca sul procedimento della solarizzazione che suscitò grande interesse in campo internazionale e che ha caratterizzato emblematicamente il suo lavoro.
La produzione fotografica di Finazzi esprime la volontà di "smaterializzare" l'immagine, di evidenziarne l'estetica, al di là del soggetto; anche nel tema del nudo, trattato con interesse dal fotografo, emerge l'intenzione di privare il corpo della sua materialità, tentativo raggiunto proprio attraverso la tecnica della solarizzazione. Una tecnica trasgressiva, ma squisitamente fotografica che permette di ottenere una demarcazione accentuata del disegno, ai limiti del chiaroscuro tra negativo e positivo, creando un segno "a filo di ferro", una procedura che supera, anzi utilizza l'"errore" tecnico della sovraesposizione. Finazzi definiva tale tecnica hot-line, ottenuta solarizzando il negativo e sovrapponendovi il corrispondente diapositivo, inserito nell'ingranditore sfasato in misura micrometrica. Il risultato è un effetto lontano dal "verismo rappresentativo", che evidenzia la "personalità nascosta delle cose rappresentate", manifestando, al contempo, una tensione verso l'astrazione.

"Il talento fotografico di Mario Finazzi è infatti fissato esplicitamente nelle sue immagini, frutto di una intensa e inesauribile sperimentazione, che lo pongono in primo piano nella storia della fotografia europea del Novecento, nel superamento delle diatribe e delle ideologie che hanno caratterizzato gli anni della sua felice esistenza di studioso e di fotografo." (I. Zannier)

Accompagna la mostra un catalogo bilingue, prima monografia mai dedicata a Mario Finazzi, edito da Lubrina Editore, con testi di Italo Zannier (storico della fotografia) e Mario Cresci (fotografo) e M. Cristina Rodeschini Galati. Conclude la pubblicazione un CD con il regesto dei documenti che compongono l'Archivio Fotografico di Mario Finazzi e il dettaglio delle oltre 150 partecipazioni a mostre e concorsi tra il 1936 e il 1962. In occasione della mostra è stato pensato un workshop dal titolo "Lo sguardo incantato" con Virgilio Fidanza - fotografo e artista - a numero chiuso, quindici persone, e strutturato in 7 incontri di 2 ore ciascuno.

(Chiuduno, Bergamo 1905 – Bergamo 2002)
Fotografo e teorico, è figlio di Giovanni Finazzi, collezionista d'arte con una particolare predilezione per le opere di Giovanni Carnovali, il Piccio e della pittura italiana tra '800 e '900. Mario Finazzi ottiene numerosi riconoscimenti e partecipa a molte esposizioni nazionali ed internazionali di fotografia: il XXXI Salon International d'Art Photographique a Parigi nel 1936; The Seventeenth Annual Competition of American Photography a Boston nel 1937; la VI Internazionale Foto-Kongress Ausstellung a Vienna nel 1938; nel 1939 l'XI International Fotosalon di Antwerpen, il Salon International d'Art Photographique a Bruxelles, la Quinta Esposizione Italiana d'Arte Fotografica a Torino organizzata dall'A.F.I. (Associazione Fotografica Italiana) e, nello stesso anno, la VI Mostra Biennale Internazionale di Fotografia Artistica a Torino. Nel 1994 prende parte alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 a cura di Germano Celant al Guggenheim Museum di New York su segnalazione di Italo Zannier.
Nel 1942 Mario Finazzi, redattore editoriale presso l'Istituto Italiano d'Arti Grafiche di Bergamo - nel quale lavorò con influenza anche imprenditoriale - realizza l'album fotografico "8 fotografi italiani d'oggi" che preannuncia la nascita di un gruppo di fotografi, che in seguito si chiamerà La Bussola, con l'intenzione, già palese nel titolo, di indicare una direzione, ossia una formula estetica definita.
Durante la sua lunga esperienza Finazzi ha sempre mostrato un'attenta consapevolezza culturale culminata nella costituzione nel 1947 a Milano del Gruppo La Bussola, di cui fu teorico e che vide l'adesione di Federico Vender, Giuseppe Cavalli, Ferruccio Leiss e Luigi Veronesi. Il Gruppo sintetizza in concreto, ossia nelle immagini, la discussione di profilo estetico, di quegli anni cruciali per la fotografia italiana caratterizzati dal passaggio epocale, dal pittorialismo al modernismo. Il "manifesto" del gruppo, pubblicato nella rivista "Ferrania" a maggio dello stesso anno, venne inteso allora come una "aggressione" al fotogiornalismo e in particolare al neorealismo amatoriale, che aveva grande successo nelle rassegne del tempo. Il "formalismo" del Gruppo La Bussola fu, invece, stimolante specialmente nel sollecitare una lettura "estetica" della fotografia, indipendentemente dall'impatto sociologico. Nel Gruppo, comunque, si coalizzarono e sintetizzarono tutte le vecchie istanze sviluppate, sino dai primi anni Quaranta, nel dibattito underground dei fondatori. Tutto il "manifesto" rivelava un concetto crociano, idealistico, dell'arte, ideologicamente contestato in nome di un'arte di denuncia, come tendeva ad essere quella espressa nella cultura neorealista, in tutte le arti, in primis la letteratura e il cinematografo, anche se sia Finazzi sia Cavalli affrontarono, negli ultimi anni della loro attività fotografica, anche i temi sociali, come risulta da alcune immagini di un solare e "primitivo" Sud d'Italia. La Bussola fu a lungo un sodalizio d'èlite, decisamente e programmaticamente esclusivo, fino a quando Cavalli non ebbe l'idea fertile di promuovere un altro nucleo, il "Misa", aperto anche a giovani di talento, come Mario Giacomelli, Piergiorgio Branzi, Alfredo Camisa, Ferruccio Ferroni, e pochi altri, tra i quali Moeder, Salani, Pellegrini, Ferri, Simoncelli, Novaro, Camici, Giovannini, Malvagia, Parmiani.
Nel 1950, nel pieno successo del sodalizio, e del vivace dibattito animato da La Bussola sull'estetica della fotografia, la Rivista "Camera", ritenuta allora la più significativa sulla fotografia, non soltanto in Europa, diretta da Romeo Martinez - guru dei fotografi parigini e degli italiani Paolo Monti, Fulvio Roiter o Gianni Berengo-Gardin -, dedicava grande spazio a questi fotografi, consacrandoli definitivamente a livello internazionale.
Al Gruppo venne dedicata nel 1997 una rassegna ospitata a Palazzo Rucellai di Firenze nel Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari, accompagnata dal catalogo "Forme di luce". Finazzi, in quell'anno, era ancora nel pieno del suo appassionato e rigoroso percorso, pronto alle precisazioni filologiche che consentirono di precisare un'importante parte di storia della fotografia italiana.