Mungo Thomson. Negative Space Variations

13 Ottobre 2006 (All day) to 25 Febbraio 2007 (All day)
— A cura di: Alessandro Rabottini

La GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, è lieta di presentare la prima mostra personale in un'istituzione museale italiana dell'artista californiano Mungo Thomson.
La mostra è parte della programmazione di Eldorado, la project room che la GAMeC dedica agli esponenti più interessanti delle ultime generazioni di artisti internazionali, e che in questa stagione ha già ospitato i progetti site specific dell'artista israeliana Keren Cytter e dell'artista rumeno Mircea Cantor.

Anche la mostra di Mungo Thomson, dal titolo Negative Space Variations, sarà una realizzazione inedita pensata espressamente per gli spazi della GAMeC.
Il lavoro di Mungo Thomson prende spunto dalla cultura popolare, dal mondo dei media e dell'intrattenimento, dalle strutture del consumo e dalle pratiche amatoriali, ma di queste forme di condivisione e identità collettiva estrae i momenti meno immediati, alla ricerca di una sorta di intimità e di una grammatica della spontaneità.
La sua è una pratica artistica che si serve dei mezzi più differenti – dal video al disegno, alla fotografia, l'installazione, il suono e la pubblicistica – per raccontare le pause, i silenzi, le digressioni e i rimossi della cultura contemporanea. Tutto il suo lavoro, infatti, è una riflessione su quegli spazi che potremmo definire come "negativi", ovvero sui momenti e le zone meno visibili che pure esistono all'interno del mondo dell'informazione. In questo senso, il lavoro di Mungo Thompson mette in luce questioni estremamente attuali come l'accesso alla visibilità, lo spazio della rappresentazione e lo spazio della creatività individuale all'interno della comunicazione globale.

Negative Space Variations, il progetto concepito per la GAMeC di Bergamo, si articola in una tripla installazione ambientale, in un libro d'artista e in un'installazione sonora, e si concentra sui temi della conoscenza e del rapporto che l'uomo intrattiene con l'ignoto, ma soprattutto sui limiti stessi di questo rapporto in relazione alla tecnologia, alla banalizzazione della spiritualità e alla dimensione commercializzata della fantasia.

Punto di partenza della mostra è una serie di vedute stellari ottenute dal telescopio spaziale Hubble che, lanciato in orbita dalla NASA nel 1990, ruota intorno alla Terra a un'altezza di 600 km. Fotografando lo spazio, questo telescopio ci consente la più profonda visione del cosmo finora possibile, modificando radicalmente le nostre precedenti conoscenze sull'origine, le dimensioni, la natura e l'età del nostro universo. L'enorme archivio fotografico è ora disponibile on line e Thomson, ottenute le immagini, ne ha invertito i colori cosicché l'oscurità dello spazio risulta ora luminosa, le stelle da bianche diventano nere e ogni altro colore delle fotografie originali è sostituito dal suo opposto. Thomson usa queste immagini per produrre una serie di installazioni ambientali e un libro d'artista. Le installazioni sono composte da fotografie a dimensione ambientale installate direttamente sulle pareti del museo. Il libro Negative Space, simile nell'aspetto e nel design alla rivista National Geographic, raccoglie in un solo volume l'intero archivio collezionato dall'artista.

Applicando la logica secondo la quale la dimensione del vuoto è rappresentata dal nero nello spazio cosmico e dal bianco nel linguaggio dell'arte, Thomson modifica le immagini prodotte dal telescopio Hubble per far collimare queste due dimensioni. Attraverso la semplice strategia dell'inversione, l'artista è in grado di produrre una metafora chiara e poetica sull'immaginazione e sul desiderio di conoscenza, sui suoi limiti, sul consumo tecnologico e sulla sovrapposizione tra il piano cosmico e quello intimo sia nel mondo che nel contesto dell'arte.

In una stanza al termine di un percorso che attraversa l'intero museo, Thomson crea un'istallazione sonora da percepire in una luce soffusa. L'artista ha "composto" un tema musicale per la mostra, seducente e astratto, "suonando" con le dita alcuni bicchieri di cristallo. L'opera richiama i suoni tipici dei film di fantascienza, prodotti però grazie ad un espediente domestico. Del frastuono dei media, l'artista estrapola le pause e gli intervalli creando, con un semplice gesto e con oggetti alla portata di tutti, un'opera in cui le atmosfere tipiche dello spazio profondo trasmesse dall'industria del divertimento sono trasformate in qualcosa di intimo e personale.

L'esposizione sarà accompagnata da un progetto ideato per il sito della GAMeC, uno speciale carattere disegnato dallo stesso artista e chiamato Negative Space, che sarà scaricabile gratuitamente e utilizzabile su tutti i PC e Mac.

Il libro d'artista Negative Space, edito da Christoph Keller Edition, pubblicato e distribuito da JRP / Ringer, Zurigo, vede la partecipazione come designer di Conny Purtill.

A partire dalla data di inaugurazione della mostra, sul sito web della GAMec www.gamec.it sarà possibile leggere una conversazione tra Mungo Thomson, Alessandro Rabottini, curatore alla GAMeC e Dan Cameron, Curatore al New Museum of Contemporary Art New York, sulla mostra stessa.

Mungo Thomson (Davis, California, 1969) ha esposto nella sezione Statement di Art Basel (2006), all'interno di PERFORMA05: First Biennial Of Visual Art Performance, New York e al Frieze Art Fair Sculpture Park a Londra (2005), allo Sculpture Centre di New York e all'Orange County Museum of Art, Newport Beach, CA (2004) e al MAMCO – Musée d'Art Moderne et Contemporain di Ginevra (2001).