Atem, Lehm “Fiato, Argilla” è la prima personale in un’istituzione museale italiana dell’artista lettone Daiga Grantina (Saldus, 1985), a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni.

Per l’occasione, l’artista ha realizzato un nuovo corpus di opere, una sorta di concetto spaziale site-specific pensato per lo Spazio Zero. La consistenza, la composizione, l’adattabilità, il colore e la texture dei materiali si offrono allo sguardo dello spettatore come un insieme di entità scultoree che ne stimolano il sistema percettivo.

“Possiamo – e come – delineare il colore?” chiede l’artista, che costruisce la mostra alla GAMeC attorno a questa domanda e all’osservazione del colore nella sua relazione dinamica alla materia e alla luce.
Nei lavori di Grantina il colore è fluido, vibrante, non stabile né statico, e ne indaga l’esperienza non nella sua dimensione simbolica, bensì in quella corporea e mentale.

L’esposizione rappresenta un’evoluzione importante nella poetica dell’artista, un risoluto e coerente cambio di palette e di passo rispetto alle grandi installazioni ambientali che ne hanno caratterizzato la produzione sino ad ora.
Grantina è ora mossa da un desiderio di contenimento, vibrazione e definizione in cui in cui geometria e disegno diventano grammatica dei suoi “gesti” – così l’artista definisce le proprie opere scultoree –, traducendo la percezione dei materiali eterogenei di cui si compongono le sculture in una dimensione eterea.

A caratterizzare lo spazio sarà l’opera murale che cinge la sala: una linea composta da unità quadrate, disegnate o riempite di piume iridescenti blu e verdi, o costituite da legno dipinto. Il murale si configura come una struttura aperta con le sue potenzialmente infinite combinazioni, che induce uno scambio continuo e bi-direzionale fra prossimità e dimensioni ambientali. Il murale sembra così respirare, contenendo e dilatando lo spazio.

Guardata nel suo insieme, la linea, organizzata come una partitura musicale, traccia uno spazio di risonanza che può vibrare, assorbendo e rilasciando diverse frequenze di colore e luce. Lo spazio scultoreo viene costruito così attraverso un senso di cristallizzazione indotto dal colore.
A una distanza ravvicinata, una comune frequenza di fibre emerge nella forma di un sistema di linee a partire dal murale nel suo insieme fino ai dettagli degli elementi di cui è costituito. L’artista aspira a dare forma a una sensazione di colore.

Atem, Lehm “Fiato, Argilla” volge uno sguardo anche alle produzioni precedenti di Grantina, Around Green (2020) o What Eats Around Itself (For Rilke) (2019), ponendo però nuovi accenti sui rapporti spaziali di pieno e vuoto e su proprietà ottiche come l’iridescenza. La corporeità biomorfa di Around Green interferisce con la forma geometrica del quadrato, che non esiste in natura se non nelle forme cubiche e compatte dei cristalli di sale.

Il titolo della mostra riprende un verso della poesia In der Luft, da bleibt deine Wurzel (“In aria, lì resta la tua radice”) di Paul Celan, per il quale il respiro è inscritto nella materia e nelle forme naturali; anche per Daiga Grantina il “fiato” che attraversa lo spazio espositivo, muovendo la materia (“argilla”) e facendola vibrare sino a dissolverne i contorni, si radica nell’esperienza fisica che unisce percepente e percepito.

Così la “partitura di sale” di Spazio Zero – come l’artista definisce il murale – diventa uno spazio concreto, vitale e sospeso, come a voler tenere insieme due dimensioni, quella terrestre e quella cosmica, nella stessa misura in cui il respiro in Celan definisce un doppio legame tra trascendente e immanente.

La mostra è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC – l’associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.


Daiga Grantina (Saldus, Lettonia, 1985) vive e lavora a Parigi.
Ha studiato all’Università di Belle Arti di Amburgo e all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Tra le recenti mostre personali ricordiamo What Eats Around Itself al New Museum (New York, 2020); Saules Suns, Padiglione Lettone, 58° Biennale di Venezia (Venezia, 2019); Toll al Palais du Tokyo (Parigi, 2018); Pillar Sliding off Coat-ee, Kunstverein Amburgo (Amburgo, 2017); KU B Billboards, Kunsthaus Bregenz (Bregenz, 2016); Heap-Core…, Kim? Contemporary Art Center (Riga, 2016).
Grantina ha partecipato anche a numerose mostre collettive, tra cui, le principali, Crazy, Cruel and Full of Love, curata da Kathleen Buhler al Kunstmuseum Bern (Berna, 2020); Words at an Exhibition, Busan Biennal, Yeongdo Museum of Contemporary Art (Busan, 2020); GIVE UP THE GHOST, Baltic Triennal 13, curata da Vincent Honoré, Contemporary Art Center (Vilnius, 2018); CHILDHOOD Another banana day for the dream-fish, curata da Sandra Adam-Couralet e Yoann Gourmel al Palais de Tokyo (Parigi, 2018); Solar Bodies, curata da Ø presso il Musée d’Orsay (Parigi, 2018); Biotopia, curata da Sabine Rusterholz Petko alla Kunsthalle Mainz (Mainz, 2017); Adhesive Products, curata da Praxes alla Bergen Kunsthall (Bergen, 2016).
Sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti di istituzioni internazionali come Kunstmuseum Bern; Tate London; LNMM Latvian National Art Museum, Riga; CNAP Centre National Art Plastique, Pantin (Francia); FRAC Nord-Pas de Calais, Dunkirk (Francia).