Dopo il prolungamento fino al 28 febbraio delle mostre Ti Bergamo – Una comunità e In The Forest, Even The Air Breathes, la stagione espositiva 2021 della GAMeC inaugurerà nel mese di aprile con Regina. Della Scultura, una grande retrospettiva dedicata a Regina Cassolo Bracchi, legata a doppio filo con la parallela acquisizione da parte della Galleria e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell’artista.

Durante i mesi estivi il brasiliano Ernesto Neto sarà il protagonista dell’installazione site-specific Mentre la vita ci respira, concepita per la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione, mentre lo Spazio Zero della GAMeC ospiterà la prima personale in un museo italiano della scultrice lettone Daiga Grantina.

L’autunno vedrà l’apertura di Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione, il secondo capitolo del ciclo sulla materia inaugurato nel 2018, all’interno del quale troverà spazio anche il focus sull’artista svedese Nina Canell.

La GAMeC prosegue così nel suo intento di indagare i linguaggi meno scontati dell’arte moderna e di ampliare sempre di più l’apertura nei confronti della creatività contemporanea internazionale, ponendo Bergamo come fulcro di un solido network culturale e sociale.

APRILE-AGOSTO
REGINA. DELLA SCULTURA

La grande retrospettiva dedicata a Regina Cassolo Bracchi (Mede, 1894 – Milano, 1974), in arte Regina – a cura di Chiara Gatti e Lorenzo Giusti – è il risultato dell’acquisizione da parte della GAMeC e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell’artista. L’esposizione apre parallelamente alla mostra Women in Abstraction: Another History of Abstraction in the 20th Century, a cura di Christine Macel e Karolina Lewandowska, in programma nel museo parigino dal 5 maggio al 6 settembre 2021, all’interno della quale un’attenzione particolare sarà rivolta proprio all’opera di Regina.

L’esposizione della GAMeC mira ad analizzare, in tutte le sue fervide stagioni – dagli anni Venti ai Settanta – la riflessione formale di una personalità unica, di grande fascino, rimasta a torto ai margini della storia e riscoperta adesso quale figura complessa e sperimentatrice, versatile e poetica. Nata scultrice, Regina piegò la ricerca classica, di tradizione accademica e naturalistica, verso una selezione di materiali inediti, rileggendo – come prima donna dell’avanguardia italiana impegnata in questa avventura – il linguaggio stesso della scultura in direzione audace e sperimentale. Alluminio, filo di ferro, latta, stagno, carta vetrata furono i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva che abbracciò, inizialmente, i modi del Futurismo (firmò il Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista nel 1934) e poi quelli del MAC, il Movimento arte concreta nato a Milano nel 1948, cui Regina si avvicinò nel 1951, coinvolta da Bruno Munari, utilizzando, tra i primi in Europa, il plexiglas come materiale scultoreo.

GIUGNO-SETTEMBRE
ERNESTO NETO. MENTRE LA VITA CI RESPIRA

Ernesto Neto (Rio De Janeiro, 1964) è uno degli artisti contemporanei più celebri e apprezzati.
Le sue installazioni pervadono lo spazio, immergendo il visitatore in ambienti multisensoriali carichi di suggestione, all’interno dei quali i materiali, le essenze e le forme assumono significati molteplici. Tutto nell’opera di Neto concorre alla creazione di nuovi universi di senso, concepiti come strumenti per curare le ferite della società contemporanea.
Coerentemente con questa visione, l’esposizione dell’artista brasiliano per il Palazzo della Ragione di Bergamo – a cura di Lorenzo Giusti e concepita come un preludio alla mostra Nulla è perduto – unisce all’attenzione per i temi della natura, dell’ecologia e dell’ambiente, caratteristici della ricerca di Neto, visioni e suggestioni suggerite dal confronto con le origini medievali del palazzo e con la sua storia centenaria.

Pensata come un giaciglio, come uno spazio di sosta naturale sul quale distendersi e condividere l’esperienza della pausa, l’opera di Neto si avvale dell’utilizzo di materiali recuperati in loco, come le pietre e la paglia, insieme a stoffe ed essenze provenienti da quello che la visione colonialista dell’Occidente per secoli ha identificato come “il nuovo mondo”. 
Realizzata a distanza di vent’anni dalla prima partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia, curata nel 2001 da Harald Szeeman, quando fu chiamato anche da Germano Celant a rappresentare il proprio Paese nei padiglioni nazionali, la mostra di Neto per Bergamo è un inno alla vita, alla materialità della natura e al suo continuo rigenerarsi.

GIUGNO-SETTEMBRE
DAIGA GRANTINA

Le sculture di Daiga Grantina (Riga, 1985) – artista lettone che ha rappresentato il proprio Paese in occasione dell’ultima Biennale di Venezia – sono configurazioni di piccole e grandi dimensioni che raccontano l’incontro fra materiali eterogenei, sintetici e organici, spesso invertendone la percezione e andando oltre i limiti del loro utilizzo tradizionale. Le sue installazioni dialogano con la luce e l’ambiente per dare vita a paesaggi multi-prospettici che stimolano esperienze percettive non convenzionali.

L’artista, presente per la prima volta in un’istituzione italiana con una mostra personale – a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni –, è stata invitata a realizzare un’installazione site-specific nello Spazio Zero del museo, per il quale ha immaginato un ambiente immersivo e dinamico, in quella che un tempo era la cappella dell’antico Monastero delle Dimesse e delle Servite, su cui sorge la GAMeC.

Daiga Grantina ha realizzato personali presso il New Museum (New York, 2020), il Palais de Tokyo (Parigi, 2018), il Kunstverein Hamburg (Amburgo, 2017) e la Kunsthaus Bregenz (Bregenz, 2016).

OTTOBRE 2021-FEBBRAIO 2022
NULLA E’ PERDUTO. ARTE E MATERIA IN TRASFORMAZIONE

Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione è il secondo capitolo del grande progetto espositivo pluriennale dedicato dalla GAMeC al tema della materia. 
Dopo Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, questa seconda tappa della trilogia – a cura di Anna Daneri e Lorenzo Giusti – rivolgerà lo sguardo al lavoro di quegli autori che, in tempi diversi, hanno indagato le trasformazioni della materia per sviluppare una riflessione sul mutamento, sul tempo e sul futuro del pianeta.

“Rien ne se perd (nulla si perde)” è l’incipit della celebre massima di Lavoisier, con la quale il chimico francese spiegava il senso generale della sua legge della conservazione della massa, che affermava come, nel corso di una reazione chimica, la somma delle masse dei reagenti sia sempre uguale alla somma delle masse dei prodotti. La materia, in altre parole, non si crea e non si distrugge. Da questo principio fondamentale sarebbero scaturite alcune idee chiave per la modernità, insieme alla convinzione, raccontata da scienziati, artisti e filosofi, di una materia sempre viva, sempre presente, e di un mondo in continua trasformazione.

Dalle opere dada e surrealiste, indicative del precipuo interesse di alcuni autori per il tema dell’alchimia, alle produzioni di alcuni tra i più importanti esponenti delle neoavanguardie degli anni Sessanta e Settanta – da Yves Klein a Joseph Beuys, da Gordon Matta Clark a Hans Haacke – fino ad arrivare alle opere scultoree di autori emersi negli anni Ottanta – da Rebecca Horn a Cildo Meireles – e alle ricerche recenti di alcuni tra i più significativi artisti internazionali delle ultime generazioni, la mostra compone un quadro articolato capace di mettere in luce il forte legame che da sempre lega gli artisti alla chimica degli elementi e alle trasformazioni della materia. Un campo di indagine e di sperimentazione che costituisce un’inesauribile fonte di ispirazione per la creatività nell’ambito delle arti visive e che nel nostro tempo trova una significativa declinazione sul piano della riflessione attorno all’impatto dell’azione dell’uomo sugli equilibri naturali.

A completare il percorso sarà il progetto dell’artista svedese Nina Canell, pensato appositamente per lo Spazio Zero del museo nell’ambito di Meru Art*Science Research Program, il programma di ricerca finalizzato alla realizzazione di interventi site-specific dedicati al rapporto tra arte e scienza.

(PERIODO DA DEFINIRE)
ON AIR – ARGENTINA-ITALIA ART RESIDENCY

Il programma 2021 della GAMeC è inoltre arricchito dalla collaborazione con la Fundación PROA di Buenos Aires per il programma di residenze ON AIR – ARGENTINA-ITALIA ART RESIDENCY, pensato per attivare scambi di esperienze tese alla valorizzazione del potenziale artistico dei due Paesi. Ad anni alterni, vengono coinvolte una coppia di artisti – uno italiano e uno argentino – e una coppia di curatori.

Per questa prima edizione la GAMeC ha invitato l’artista Irina Kirchuk (Buenos Aires, 1983), che utilizza oggetti trovati e materiale di scarto per realizzare sculture e installazioni giocose, dal forte impatto visivo, spesso collocate nello spazio urbano, stimolando riflessioni sui sistemi produttivi e sulla società dei consumi.