Dal 1 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta 1000 Tears, la prima mostra personale dell’artista Selma Selman in un’istituzione italiana.
Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman (Bihać, 1991) intreccia dimensione autobiografica e riflessione sociale per affrontare i temi dell’appartenenza, della rappresentazione, della marginalizzazione e della discriminazione, indagando la possibilità di immaginare forme diverse di esistenza. La guerra si muove inoltre sottotraccia nei suoi lavori come ulteriore asse portante della sua ricerca, rivelandosi come una realtà che continua ad abitare i corpi e le relazioni.
Fulcro del progetto, presentato nello Spazio Zero del museo, è una fotografia scattata durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, in cui compaiono l’artista bambina e alcuni membri della sua famiglia. A partire dagli incontri e dalle conversazioni con i protagonisti dello scatto, Selman svilupperà per la GAMeC un nuovo corpus di opere grafiche che traducono racconti e frammenti di vita in immagini sospese tra realtà e fiction.
Al centro dello spazio espositivo sarà presentato un nuovo estratto di Crossing the Blue Bridge (2024), un film sviluppato a partire da un episodio vissuto dall’artista nel 1994 quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come “Blue Bridge”, allora ricoperto di cadaveri e carcasse di cani. Per proteggerla da quella visione, la madre tentava di coprire gli occhi della bambina con una mano, mentre con l’altra reggeva le provviste alimentari appena acquistate. Il vento, che soffiava forte, le spingeva continuamente i capelli sul volto, impedendole di vedere e trasformando l’attraversamento in un’esperienza sospesa tra faticosa percezione e smarrimento. Nel film l’artista rievoca quella scena, ripercorrendo i passi di sua madre sullo stesso ponte trent’anni dopo.
Questa tensione tra visione e occultamento attraversa l’intero percorso espositivo e ritorna nelle opere pittoriche realizzate su metallo. Conservando ammaccature, graffi e tracce del loro passato, queste superfici accolgono corpi e volti, capaci di trasformare lo sguardo in uno spazio di vulnerabilità ma anche di resistenza.
In mostra troverà spazio anche l’universo intimo di Letters to Omer, progetto che Selman sviluppa dal 2021 attraverso una serie di lettere destinate a un interlocutore immaginario, destinatario di riflessioni, desideri, rabbia, ricordi e visioni del futuro. Per la GAMeC l’artista produrrà un’installazione ambientale in cui diverse lettere occuperanno il corridoio di Spazio Zero: concepiti per una libera e continua circolazione, i testi inviteranno i visitatori a raccoglierli, attivando così una relazione diretta con il pubblico.
La genealogia femminile, la storia rom e la capacità di reinventare continuamente il proprio racconto diventano per Selman strumenti per opporsi ai processi di cancellazione e produrre narrazioni alternative, in grado di reinterpretare il passato e aprire nuove possibilità per il futuro.
In questa prospettiva, il progetto si inserisce nel programma annuale del museo Pedagogia della Speranza, incarnando uno dei suoi principi fondamentali: quello di learn to unlearn, imparare a disimparare.
Attraverso il recupero di memorie marginalizzate e la messa in discussione di categorie e rappresentazioni consolidate, il lavoro di Selman invita infatti a sviluppare nuove forme di comprensione del presente e a immaginare modi diversi di abitare il mondo. Una visione che trova espressione anche al di fuori della sua pratica artistica, nel progetto Get the Heck to School, fondato dall’artista nel 2017 per favorire l’accesso all’istruzione delle ragazze rom nella sua città natale.

