La GAMeC, in collaborazione con Lab 80 film e con il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università degli studi di Bergamo presenta A Practice of Freedom, il Film Program dedicato ai temi di Pedagogia della Speranza, il programma interdisciplinare della GAMeC che indaga l’educazione come pratica di libertà e trasformazione.

Nel corso del 2026, con cadenza mensile, la rassegna cinematografica intreccerà grandi classici, film d’autore e video d’artista, fornendo nuove occasioni di confronto e approfondimento.

Ispirato al pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire e dell’attivista e scrittrice statunitense bell hooks, A Practice of Freedom esplorerà narrazioni alternative e sguardi critici su tre temi principali: la marginalizzazione di alcune soggettività e gruppi sociali, capaci di mettere in discussione i canoni tradizionali e di immaginare una cultura resistente; la sperimentazione pedagogica in esperienze artistiche e creative, volte a costruire un sapere condiviso in grado di produrre effetti sulla realtà sociale; l’approfondimento di questioni legate alle nuove tecnologie e delle implicazioni del pensiero algoritmico, immaginandone un uso più consapevole, etico e responsabile.

Venerdì 19 giugno alle 21:00, nella Sala dell’Orologio di Palazzo della Libertà a Bergamo, verrà proiettato Divine Comedy (2005, 98’), il film di Ali Asgari presentato in anteprima alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che racconta con sarcasmo tagliente l’insensatezza del sistema di censura in Iran.

Il protagonista è Bahram, un regista quarantenne che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco-azero, la sua lingua madre. Tuttavia, nessuno dei suoi lavori ha mai ottenuto il permesso per essere proiettato in Iran, a causa della censura che di volta in volta avanza argomentazioni sempre più speciose. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, Bahram decide di mettersi in sella alla sua Vespa insieme alla produttrice Sadaf, per presentare clandestinamente il film al pubblico iraniano, in un atto di ribellione verso la censura di regime e l’assurda burocrazia.