L’opera Untitled (2023) di Margherita Raso vince la decima edizione del Club GAMeC Prize, che dallo scorso anno è dedicato alla memoria del Presidente Giuseppe Casarotto e che per la prima volta viene presentato negli spazi della GAMeC.
Realizzata in tessuto jacquard, Untitled intreccia storia, immagine e corpo ed entra nello spazio simultaneamente come dipinto e come scultura. La seta, come altri prodotti che hanno segnato la storia, porta con sé una memoria economica, geografica, simbolica e politica che l’opera riattiva senza mai dichiararla esplicitamente. Su questa trama in tensione, affiorano figure umane colte nell’atto di cadere e rialzarsi: corpi instabili, incompleti, sospesi fra vulnerabilità e resistenza.
Untitled ricorda come ogni narrazione condivisa sia sempre parziale, stratificata e imperfetta, e come anche i corpi, sociali e culturali, restino fragili spazi di trasmissione e risignificazione.
L’opera, che verrà acquisita dal Club GAMeC ed entrerà a far parte della Collezione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, è stata selezionata da una giuria di esperti presieduta dal Direttore della GAMeC Lorenzo Giusti e composta da Matteo Lucchetti, Direttore ParCo – Parma Contemporanea; Ilenia Carnio Paneghini, Sostenitrice del Club GAMeC e collezionista; Chiara Traversi, Consigliera del Club GAMeC e collezionista; ed Eleonora De Blasio, Curatrice della IX edizione del Club GAMeC Prize.
Untitled è stata scelta dalla giuria per la riflessione sviluppata dall’artista sul ruolo del linguaggio binario che ha dato origine alla lavorazione a telaio jacquard e che oggi trova un riverbero nella logica dell’algoritmo che governa le nostre interazioni quotidiane. Per il linguaggio originale, affidato a una registrazione iniziale del movimento dei corpi inteso come dinamica di resistenza che risuona nelle manipolazioni della trama e dell’ordito. Per la scelta di rievocare il telaio attraverso una struttura metallica che contiene l’opera (soluzione che le dona una tridimensionalità inaspettata, suggerita anche dalla presenza di una parte di tessuto che da errore tecnico diventa un’altra matrice possibile dell’opera).
Oltre a Untitled di Margherita Raso, hanno concorso a questa edizione del Club GAMeC Prize le opere Playing Hours (2024) di Isabella Costabile, Addio (2026) di Leonardo Devito e Adoration (2026) di Alice Visentin. Fino al prossimo 6 settembre i quattro lavori saranno in visione negli spazi della GAMeC, nell’ambito della mostra Alfabeti del possibile, a cura di Giacomo Pigliapoco, che prende avvio da due parole centrali del lessico del pedagogista brasiliano Paulo Freire.
L’alfabeto non è qui inteso come un sistema chiuso e normativo di segni, bensì come una pluralità di codici, immagini, forme e saperi attraverso cui il mondo può essere letto, interrogato e riscritto. Per Freire, imparare a leggere significa acquisire gli strumenti per riconoscere le strutture che organizzano il reale, per nominare ciò che resta ai margini e per trasformare criticamente la propria relazione con il presente. Il possibile, in questa prospettiva, coincide con uno spazio-soglia di trasformazione, una riserva di senso, una possibilità incompiuta di immaginare e costruire altre forme di vita, di memoria e di relazione. Se per Freire la speranza è una pratica attiva, il possibile è il campo in cui la pratica relazionale prende forma.
In questa cornice, le opere in mostra offrono letture critiche e plurali del mondo per dare visibilità a ciò che è marginale o invisibile. Partendo da spazi di scarto e immaginazione, gli “alfabeti” in divenire diventano dispositivi per comprendere il presente e rivelare le sue potenzialità di trasformazione.

